Bello addormentarsi con le onde del mare come ninnananna… in questo punto la costa del Marocco è molto frastagliata e rocciosa, intervallata poi da grandi spiagge che sono la patria di surfisti provenienti da tutto il mondo. Le onde si infrangono senza sosta con fragore e creano una base musicale sulla quale i gabbiani suonano le loro note.
Qui i paesini di pescatori, con l’atmosfera animata solo negli orari della pesca e del conseguente mercato, si sono trasformati in centri per sport acquatici, portando tutto l’indotto che ne deriva. Uno dei villaggi più famosi è Imsaouane, che avevamo visitato la scorsa volta, pieno di localini colorati e decorati in quello stile hippy e bohemiene al tempo stesso, che accolgono ragazzi con le loro tavole pronti a cavalcare tutte le onde che l’oceano in questo punto crea costantemente. Le strutture ricettive si sono moltiplicate e anche i camper prendono la loro fetta di parcheggi in libera nonostante il divieto. Ma quest’anno abbiamo deciso di visitare un posto diverso, che ho scelto senza fare ricerche, guardando solo la mappa di Google. Effettivamente non sto cercando informazioni di nessun genere, perché la seconda visita ad un Paese è un momento per immergersi di più nella cultura locale, non essendo impegnati a capirne le prime dinamiche né dovendo prestare attenzione a tutte le novità, perciò sento che questa seconda volta la stiamo vivendo più intensamente.
Ecco perché siamo capitati a Tafedna. Sulla mappa si vedevano piccole case e barche quasi più grandi di esse, oltre a una grande spiaggia sabbiosa a mezzaluna, con poche basse dune a farle da contorno. Siamo arrivati nel pomeriggio dopo aver affrontato una strada complicata, con una parte di ripide salite e discese che ha messo alla prova il nostro Bruto. Si passa da 400 metri sul livello del mare a zero in pochi chilometri e si approda su una stradina costiera che si snoda verso sud per poche centinaia di metri fino ad un grande parcheggio che è stato asfaltato da poco. Nella prima parte vediamo vari locali molto rustici, intervallati da rimessaggi di barche; di fronte un muretto ci separa dalla vasta spiaggia dove sono in secca grandi barche blu costruite con solide assi di legno. Appena dopo inizia una serie di casette a schiera strette, composte da un piccolo patio con una porta, dove si trova la zona giorno, al primo piano una finestra lascia intravedere una camera e all’ultimo piano una terrazza aperta funge da tetto. Sono tutte simili ma diverse in decorazioni e colori delle imposte; stagliandosi contro la roccia della montagna retrostante creano un panorama unico.
Il parcheggio è grande abbastanza per contenere 6 camper, qualche auto, vari muli, un campo di basket dove stanno giocando alcuni bambini tra gli otto e i dieci anni, oltre a varie decine di cani randagi; in tutto questo il parcheggio sembra ancora vuoto. Ci posizioniamo di fianco ad un camper targato Italia, non sapendo che avremmo fatto presto amicizia con questa coppia.
La passeggiata nel paesino è davvero breve e ci porta a sederci in un piccolo ristorante dove il menù del giorno, che poi é lo stesso per tutti i locali, ci offre orata alla griglia e insalata marocchina. Davanti a noi la strada polverosa praticamente deserta e i pochi abitanti mescolati tra i turisti stanno facendo surf in un’atmosfera molto più rilassata di quella di altri paesi più turistici. Le quantità del pranzo ci lasciano affamati ma sicuramente sono giuste dosi per questi surfisti sportivi per mantenersi leggeri tra le varie sessioni in acqua!
La giornata si é conclusa con la conoscenza di Matteo e Cristina, anche loro in giro in camper, in cerca di posti tranquilli per fare surf. É proprio parlando con loro che capiamo quanto questi posti stiano cambiando negli ultimi anni; infatti qui a Tafedna stanno costruendo proprio in questi giorni una nuova superstrada per agevolare l’arrivo di turisti e nei prossimi anni vedremo anche qui una trasformazione come a Imsaouane.
Per ora possiamo goderci l’atmosfera autentica e rurale di questo tramonto silenzioso mentre cade una fine pioggia dall’unica nuvola di passaggio.

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